L'estate è il momento dell'anno in cui il rischio Legionella si alza davvero, non per un caso ma per una ragione fisica precisa. Nel 2024 in Italia sono stati notificati 4.627 casi di legionellosi, il 18% in più rispetto al 2023 (dati ISS, Bollettino Epidemiologico Nazionale 2025, l'ultimo disponibile), e i contagi si concentrano proprio nel terzo trimestre dell'anno — luglio, agosto, settembre. Il dato più severo riguarda la letalità: nei casi con esito noto, il 13,6% si è concluso con un decesso.
Perché il caldo, da solo, alza il rischio
La Legionella prolifera in un intervallo di temperatura tra 25°C e 45°C, con un picco di crescita ottimale intorno ai 35-37°C. Le ondate di calore estive innalzano la temperatura anche della rete di acqua fredda — non solo di quella calda sanitaria — portandola nella fascia di rischio anche in impianti che d'inverno sono perfettamente sicuri.
Non serve un edificio vuoto
Anche una struttura pienamente operativa ha punti della rete idrica usati meno frequentemente di altri: camere non occupate in un dato momento, aree esterne, docce di reparti meno frequentati, piscine e vasche annesse. In questi punti, temperatura elevata e minor ricircolo si combinano esattamente come in un impianto fermo.
Chi deve occuparsene, e perché rientra nel DVR
Il rischio riguarda soprattutto chi ha impianti idrici o di climatizzazione rilevanti — hotel, RSA, palestre, aziende con torri di raffreddamento — e in particolare gli "edifici prioritari" individuati dal D.Lgs. 18/2023 (strutture sanitarie, RSA, hotel, scuole). Per queste attività, la valutazione del rischio Legionella non è un adempimento isolato: il D.Lgs. 81/2008 la colloca tra i rischi biologici da presidiare nel DVR aziendale. Chi ha già rivisto il proprio DVR per altri aspetti dovrebbe verificare che includa anche questo, se la propria attività rientra tra quelle esposte.
Cosa fare in pratica
- Far scorrere periodicamente l'acqua dai punti meno utilizzati
- Mantenere l'acqua calda sopra i 50-60°C e quella fredda sotto i 20°C
- Prestare attenzione ai terminali periferici della rete: docce esterne, aree stagionali, impianti poco frequentati
Quanto può costare non farlo
Le sanzioni per inosservanza degli obblighi di gestione del rischio idrico (D.Lgs. 18/2023, aggiornato dal D.Lgs. 102/2025) arrivano fino a 30.000 euro — un costo che si aggiunge, nei casi più gravi, ai danni reputazionali e alle conseguenze per chi frequenta la struttura.
È un rischio che si previene con controlli semplici ma regolari, non con interventi last minute quando il problema è già emerso.
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